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La Clitoride

Dalla clitoride “sbagliata” al piacere legittimo

Quando Rachel E. Gross apre Vagina Obscura raccontando la storia di Marie Bonaparte, non si limita a rievocare una curiosità storica della sessuologia. Mostra, con precisione chirurgica, cosa accade quando il piacere femminile viene considerato un problema da correggere anziché un’esperienza da comprendere.

Marie Bonaparte, principessa, psicoanalista e paziente, si sottopose a un intervento chirurgico per “avvicinare” il clitoride alla vagina, convinta che solo così avrebbe potuto provare l’orgasmo durante il rapporto penetrativo. Non cercava più semplicemente il piacere, ma la normalità. Cercava di conformarsi a un modello che stabiliva quale piacere fosse maturo, giusto e accettabile.

Come sessuologa, è impossibile leggere questo episodio senza riconoscervi un’eco nel presente clinico.

La distinzione freudiana tra orgasmo “clitorideo” e “vaginale” non si insegna più come dogma, ma permane nell’immaginario collettivo. Oggi le persone non citano Freud, ma ne subiscono le conseguenze: il senso di inadeguatezza, la convinzione di essere “sbagliate”, e l’idea che il piacere debba avvenire in un modo specifico per essere valido.

Molte donne conoscono la clitoride, hanno letto articoli, visto infografiche o acquistato sex toy. Eppure molte si chiedono ancora: perché non mi basta? Perché durante il rapporto mi sento distante? Perché il mio corpo non risponde come dovrebbe?

Il problema non è la mancanza di informazioni anatomiche: è la gerarchia del piacere.

Quel piacere che non si conforma, che richiede tempo, stimolazioni specifiche e sicurezza emotiva, viene ancora letto come un difetto personale, non come una naturale variabilità umana.

Uno dei paradossi più sorprendenti del nostro tempo è che la clitoride è finalmente nominata, rappresentata e persino celebrata. Tuttavia, resta raramente integrata nell’esperienza concreta. È presente nei discorsi ma assente nella percezione.

In ambito sessuologico, questo si traduce in corpi ipercontrollati: persone che “sanno cosa dovrebbe accadere” ma non riescono a sentire cosa sta realmente succedendo. La clitoride diventa così un pulsante da premere correttamente, anziché un organo sensibile, parte di una rete complessa di emozioni, relazioni e memorie corporee.

Il Capitolo I di Vagina Obscura ci ricorda che la clitoride non è solo un oggetto anatomico: è un luogo simbolico. Qui si incrociano scienza, morale, potere e genere. Rinchiuderla in una funzione significa ancora una volta silenziarla.

Nel lavoro sessuologico contemporaneo emergono alcune costanti di rilievo:

  • difficoltà orgasmiche non correlate a cause biologiche;
  • dolore durante i rapporti senza cause organiche apparenti;
  • ansia da prestazione anche in contesti affettivi sicuri;
  • dissociazione corporea durante l’intimità.

Spesso, il corpo non “collabora” perché è stato educato a essere osservato, giudicato e corretto. Non ascoltato.

Il piacere, trasformato in obiettivo, cessa di essere esperienza e diventa un compito. E il corpo, come spesso accade, reagisce sottraendosi.

Per questo, ri-legittimare il piacere è il compito cruciale della sessuologia moderna.

L’attualità del lavoro di Gross risiede proprio in questo: mostrare che il problema non è mai stata la clitoride in sé, ma il modo in cui la cultura ha scelto di attribuirle o negarle valore.

Oggi la sessuologia ha una responsabilità netta: non normalizzare, ma legittimare. Non insegnare “come si dovrebbe provare piacere”, ma creare spazi in cui il piacere possa emergere senza giudizio.

Ri-legittimare la clitoride significa:

  • restituire centralità al corpo vissuto, non al corpo performante;
  • riconoscere che il piacere è un processo, non un risultato;
  • accettare che non esiste un’unica traiettoria del desiderio.

Disimparare per sentire.

Vagina Obscura, a partire dal suo primo capitolo, non invita a scoprire qualcosa di nuovo, ma chiede qualcosa di più difficile: disimparare. Disimparare le gerarchie, i modelli e le aspettative che hanno trasformato il piacere in una prova da superare.

La clitoride non è mai stata davvero nascosta. È stata solo resa irrilevante.

Restituirle spazio oggi non è solo un atto scientifico o educativo: è un atto terapeutico. E, inevitabilmente, politico.

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